NEWS – Intervista su ODEON TV : Neurochirurgia Cerebrale Endoscopica

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La chirurgia endoscopica mininvasiva cerebrale rende possibile trattare in modo convenzionale: adenomi dell’ipofisi, l’idrocefalo ostruttivo, cisti e tumori intraventricolari. In alcuni casi, si possono trattare anche tumori cerebrali, meningiomi, nevralgia del trigemino, aneurismi intracranici…

 

Dott. François LECHANOINE

Neurochirurgo specialista in cranio, rachide e pediatria, presso il Maria Cecilia Hospital (Gruppo GVM) di Cotignola, ospedale di alta specialità, accreditato S.S.N.

 

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Nevralgia del trigemino

Il dolore provocato dalla nevralgia del trigemino ha molte sgradevoli caratteristiche: si tratta di una sensazione cronica e a volte imprevedibile, spesso lancinante e in alcuni casi addirittura bruciante. In più, coinvolge il volto, talvolta perfino entrambi i lati. Questo dolore è dovuto all’infiammazione del nervo trigemino.

Cos’è il nervo trigemino ?

Quinto nervo cranico, il nervo trigemino ha il ruolo di trasmettere al cervello le informazioni recepite attraverso il viso. Come illustra il suo nome, dal trigemino si irradiano altri tre nervi, uniti nel ganglio di Gasser:

  • il nervo oftalmico (V1), che giunge all’occhio, alla fronte e al naso
  • il nervo mascellare (V2), che dal lato del naso si estende alla meninge cranica, alla zona sotto l’occhio e all’arcata dentaria superiore 
  • il nervo mandibolare (V3), che si espande fino alla mandibola e “tocca” le radici dei denti

Altra particolarità del nervo trigemino, che spiega l’impatto che può avere sulla qualità della vita in caso di infiammazione, è la sua “doppia identità”: è dotato sia di una radice sensitiva (la più grande), che gli permette di condizionare la sensibilità del capo e del viso, che di una radice motoria, che incide in particolare sui muscoli responsabili della masticazione

Nevralgia del trigemino: classificazione e cause possibili

Si può comprendere di quale tipo di nevralgia del trigemino soffre il paziente osservandone i sintomi dolorosi e determinandone le cause

  • Tipo 1 (TN1) o nevralgia del trigemino tipica, caratterizzata da un dolore intermittente e acuto, non facilmente prevedibile, che si manifesta in particolare durante il giorno e cresce d’intensità nel corso del tempo. In alcuni casi, non è nota la causa specifica del suo sviluppo (nevralgia idiopatica)
  • Tipo 2 (TN2), o nevralgia del trigemino atipica, che si palesa con un dolore costante e a volte affiancato da una sensazione di bruciore
  • Tipo 3 (STN): la nevralgia sintomatica è secondaria a un’altra patologia

Nel caso della TN1, spesso un’arteria o una vena si trovano in una posizione errata e provocano una compressione del nervo trigemino. Anche se la nevralgia del trigemino può colpire soggetti di varie età (ne soffre uno su 25.000), solitamente si presenta soprattutto nelle donne e in generale nelle persone oltre i 50 anni.

La nevralgia TN2 e la nevralgia TN3 possono invece essere causate da un forte stress prolungato nel tempo, ansia o depressione che contribuiscono alla tensione muscolare, sclerosi multipla, Herpes Zoster (se il virus si è riattivato all’interno di un ramo del trigemino), esposizione al freddo. Più raramente, la compressione del trigemino può essere causata dalla presenza di una massa tumorale, da una malformazione nella connessione fra vene e arterie o da un aneurisma

Sintomi e diagnosi di nevralgia del trigemino

Dal momento che non si possono identificare sintomi iniziali di questa patologia, se non eventualmente qualche forma di intorpidimento o formicolio al volto, non è facile prevenire il suo sviluppo. Come si è accennato, è il dolore, associabile a una scarica elettrica, il principale sintomo di nevralgia del trigemino. Un dolore anche piuttosto ambiguo, in quanto può anche non presentarsi più per diverso tempo e in seguito emergere nuovamente. 

Anche se può manifestarsi senza apparenti stimoli, è più comune che si senta dolore dopo che sono stati toccati i cosiddetti trigger point o trigger zone: si tratta di punti precisi del viso, delle labbra o della lingua. Essendo zone costantemente in uso in diverse attività quotidiane, ciò può accadere in ogni momento, anche durante la masticazione o il consumo di bevande molto fredde o molto calde. 

Può trattarsi di fitte brevi e ripetute (perfino in un numero che sfiora il centinaio al giorno), soprattutto sulla guancia vicino a naso o mascella. Tali fitte possono durare da pochi secondi a due minuti circa e il loro reiterarsi continuo può inficiare altamente la qualità della vita, fino a favorire a lungo termine stati depressivi.   

Tale conseguenza rischia ulteriormente di concretizzarsi se la nevralgia del trigemino presenta altri sintomi

  • dolore all’occhio e/o all’orecchio nel medesimo lato del volto
  • dolore durante la masticazione
  • acufene
  • intolleranza alla luce
  • parestesia (alterazione della sensibilità negli arti)
  • spasmi muscolari

Poiché la sintomatologia non è riconoscibile attraverso esami strumentali, è necessario analizzare meticolosamente il dolore da nevralgia del trigemino per escludere la presenza di altre patologie. La risonanza magnetica sarà poi essenziale per visualizzare l’eventuale contatto tra nervo trigemino e vaso sanguigno o massa tumorale.  

La terapia per la nevralgia del trigemino

Nella maggior parte dei casi (circa il 70% dei pazienti), la terapia per affrontare la nevralgia del trigemino è farmacologica. Con il consulto dello specialista, si possono assumere farmaci anticonvulsionanti (che svolgono un’azione stabilizzante sulle membrane nervose), miorilassanti (che agiscono sui muscoli) e antidepressivi (sia per la nevralgia in sé, sia per rispondere a un’eventuale depressione insorta in seguito). Per arginare l’infiammazione, si può anche optare per una terapia cortisonica

Se i farmaci non bastano ad attenuare il dolore oppure generano effetti collaterali nel paziente, è consigliabile un intervento di decompressione microvascolare (procedura di Janetta), particolarmente indicato per chi soffre di nevralgia trigeminale tipica

 

Quando questo tipo di operazione si rende impossibile, ad esempio se il paziente è in età avanzata o soffre di altre patologie che rendono rischiosa un’anestesia generale, è possibile procedere con interventi percutanei di tipo distruttivo, che hanno come obiettivo la lesione o interruzione di una parte del nervo

 

Se invece la nevralgia del trigemino trova origine in altre patologie, è naturalmente necessario stabilire un percorso terapeutico specifico. In presenza di una massa tumorale a comprimere il nervo, sarà necessaria l’asportazione del tumore stesso. Se il dolore è invece causato da Herpes Zoster trigeminale, si deve tempestivamente procedere con l’assunzione di farmaci antivirali e antidolorifici. 

Adenoma dell’ipofisi

Adenoma dell’ipofisi e endoscopia endonasale

L’adenoma ipofisario è un tumore benigno, che colpisce l’ipofisi e in particolare la sua parte anteriore (adenoipofisi). Non sono stati accertati fattori di rischio precisi, a eccezione della familiarità. Per comprenderne le possibili conseguenze, vale la pena conoscere il ruolo dell’ipofisi nel nostro organismo.

L’adenoma dell’ipofisi viene generalmente trattato chirurgicalmente tramite endoscopia endonosale.

A cosa serve l’ipofisi?

L’ipofisi è una ghiandola endocrina di piccole dimensioni: misura infatti meno di 1 centimetro di diametro. È situata all’interno del cranio e contenuta in una sella ossea (“sella turcica”), localizzata dietro il naso e tra gli occhi. È costituita da due sezioni, una anteriore (adenoipofisi) e una posteriore (neuroipofisi).

Sebbene la sua struttura faccia pensare a una ghiandola di poco rilievo, l’ipofisi è in realtà l’equivalente di un direttore d’orchestra: gli ormoni che secerne stimolano a loro volta l’attività di altre ghiandole, influendo così sulla regolazione del metabolismo del nostro corpo, della sua crescita e della riproduzione.

Per questo, se una delle linee ormonali ipofisarie è interessata da un particolare disturbo, ne possono derivare patologie potenzialmente molto serie. L’ipofisi può infatti essere colpita da lesioni di vario tipo, in maggioranza benigne, di cui l’adenoma ipofisario è la più comune.

Le tipologie di adenoma ipofisario

Quando si forma un adenoma ipofisario, si assiste allo sviluppo anomalo di una parte dell’ipofisi e delle sue cellule. Esso può secernere ormoni (secernente) oppure no (non secernente). Al di sotto di un diametro di 1 centimetro, si parla di microadenoma ipofisario; superato il centimetro, si tratta di macroadenoma ipofisario. Dimensioni, localizzazione e stato secernente o meno determinano le possibili conseguenze:

  • sindrome di ipersecrezione: si verifica quando l’adenoma produce troppi ormoni (TSH, prolattina, ACTH, ormone di crescita). Questo provoca uno squilibrio significativo nell’organismo, all’origine di patologie come morbo di Cushing (che si manifesta con quantità eccessiva di grasso lungo tutto il tronco e sul viso), acromegalia (crescita eccessiva di alcune strutture ossee), prolattinoma (tumore che influisce negativamente sulla fertilità sia negli uomini che nelle donne)
  • sindrome d’insufficienza, che vede l’adenoma invadere lo spazio occupato dall’ipofisi e ne ostacola il normale funzionamento. Si assiste così a una diminuzione della produzione di ormoni (ipopituitarismo)
  • sindrome di massa: le dimensioni dell’adenoma finiscono per causare la compressione dei nervi ottici, con conseguente perdita dell’acuità visiva o riduzione del campo visivo laterale

Adenoma ipofisario e sintomi

Non è scontato che l’adenoma ipofisario si manifesti con sintomi riconoscibili: al contrario, è possibile che venga identificato in maniera fortuita, durante esami diagnostici eseguiti per altre ragioni. 

Fra i sintomi più diffusi soprattutto in caso di macroadenoma sono compresi: cefalea, offuscamento della vista, alterazione del campo visivo. In caso di macroadenoma particolarmente invasivo, possono presentarsi anche disorientamento, vomito, sonnolenza, bulimia e diabete insipido (che non è legato al metabolismo degli zuccheri, ma alla mancanza dell’ormone vasopressina). 

Altri sintomi, dovuti alla perdita di funzionalità da parte dell’ipofisi, possono essere problemi mestruali e secrezione mammaria nelle donne, alterazioni nel viso, nelle mani e nei piedi, ipertensione, diminuzione della libido, sterilità sia femminile che maschile, sudorazione, pelosità aumentata, gigantismo in bambini o adolescenti, fragilità della pelle, smagliature, osteoporosi. 

Le figure fondamentali per il trattamento di un adenoma dell’ipofisi

Come si è accennato, la diagnosi di adenoma ipofisario non è semplice. Il paziente deve illustrare il più rigorosamente possibile i propri sintomi e l’eventuale presenza in famiglia di casi simili. Sulla base dei dati, il medico può prescrivere esami del sangue e delle urine per analizzare i livelli ormonali e in seguito una TAC e una risonanza magnetica per rilevare eventuali lesioni. Se inoltre i sintomi coinvolgono il campo visivo, si rende necessario un esame di valutazione della vista.

Affrontare questa patologia è quindi un gioco di squadra, in cui ogni soggetto coinvolto è essenziale:

– il paziente, che è sempre al centro di tutto il processo con la sua storia personale e clinica

– il medico curante che ha un importante ruolo di coordinamento

– l’endocrinologo, referente per diagnosi, controllo e trattamento della patologia

– il neuroradiologo, esperto nello studio diagnostico del sistema nervoso

– l’oculista, punto di riferimento per screening, diagnosi e controllo dei disturbi oculari

– il neurochirurgo, che tratta la patologia attraverso l’asportazione chirurgica

Il trattamento dell’adenoma ipofisario: l’intervento

La terapia prevede un intervento chirurgico nella maggior parte dei casi, a eccezione degli adenomi di piccole dimensioni secernenti prolattina oppure ormone della crescita, che possono essere trattati con farmaci appositi. L’evoluzione della tecnologia e delle competenze in questo campo ha reso possibile una tipologia d’intervento mininvasiva molto efficace: la chirurgia endoscopica transnasale transfenoidale.

Adenoma dell'ipofisi e endoscopia endonasale

NEWS – Intervista su ODEON TV : Neurochirurgia Cerebrale Endoscopica

https://youtu.be/rfX3NmdS4S4?list=TLGGPixz2XWl0awyNTA4MjAyMQ La chirurgia endoscopica mininvasiva cerebrale rende possibile trattare in modo convenzionale: adenomi dell’ipofisi, l’idrocefalo ostruttivo, cisti e tumori intraventricolari. In alcuni casi, si possono trattare anche tumori cerebrali, meningiomi, nevralgia del trigemino, aneurismi intracranici…  

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