Dott. François LECHANOINE

Neurochirurgo Senior Consultant, specialista in chirurgia Cerebrale, Vertebrale mini invasiva e pediatrica, presso il Maria Cecilia Hospital di Cotignola, il Piccole Figlie Hospital di Parma e la Domus Nova di Ravenna, ospedali di alta specialità, accreditati S.S.N. e convenzionati con la maggior parte dei circuiti assicurativi internazionali.

Segreteria: aperta da Lunedì al Venerdì dalle 09:30 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00

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Studi: Milano, Roma, Napoli, Caserta, Bari, Mola di Bari, Domegge di Cadore, Ravenna, Castrocaro Terme, Fermo.
 

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Stenosi del canale lombare

Quando il canale spinale del tratto lombare si restringe, si parla di stenosi del canale lombare.

Com’è fatto il canale spinale ?

Il canale spinale, detto anche canale vertebrale è lo spazio all’interno del quale passa il midollo spinale, dalla prima vertebra cervicale (denominata C1) fino alla prima vertebra lombare (L1), insieme alle radici nervose, con le quali termina il canale (a livello delle vertebre sacrali).

Il midollo fa parte del Sistema Nervoso Centrale insieme al cervello. Le radici nervose, invece, fanno parte del Sistema Nervoso Periferico, che è coinvolto dalla stenosi del canale lombare.

Delimitato anteriormente dai corpi vertebrali e dai dischi intervertebrali, lateralmente dai forami vertebrali e posteriormente dall’arco osseo legamentare, il canale spinale lombare contiene le radici dei nervi sciatici e crurali, diretti verso gli arti inferiori. Se compresse, le radici nervose provocano una sintomatologia particolarmente fastidiosa.

 

Canale lombare e vertebre
Canale lombare

Le cause della stenosi del canale lombare

Questa patologia trova origine soprattutto in una condizione molto naturale: l’avanzare dell’età e le conseguenti alterazioni artrosiche, che provocano un ispessimento delle pareti del canale lombare e il calo dello spazio a disposizione. Non è quindi un caso che la stenosi del canale lombare si manifesti specialmente in soggetti con più di 60-70 anni d’età. Altre cause possono essere:

  • ernie del disco lombari
  • tumori spinali, le cui masse possono occupare lo spazio destinato al midollo
  • traumi alla colonna vertebrale
  • spondilolistesi lombare, che altera il posizionamento delle vertebre lombari
  • morbo di Paget, che provoca una rigenerazione ossea troppo veloce, con conseguente deformità  

Vi sono poi anche casi più particolari, in cui la persona nasce già caratterizzata da un tratto del canale spinale più stretto della norma: la sintomatologia tende quindi a presentarsi ben prima dell’età avanzata. Sono inoltre da considerare alcuni fattori di rischio: secondo gli studi, le persone che soffrono di obesità o diabete mellito, così come i fumatori, sono più predisposti allo sviluppo della patologia. 

Stenosi del canale lombare: i sintomi

Dato che le radici nervose presenti nel canale si deteriorano gradualmente, altrettanto gradualmente si sviluppano i sintomi. Fra quelli iniziali vi sono: 

  • mal di schiena
  • dolore ai glutei, che cresce quando si cammina o si resta in posizione eretta e fissa
  • crampi notturni alle gambe

Con il passare dei mesi e talvolta degli anni, si manifestano anche:

  • claudicatio (riduzione dell’autonomia nella marcia)
  • intorpidimento e dolore alle gambe, che spesso obbligano la persona a fermarsi durante la marcia

Il paziente sperimenta un minimo di sollievo fermandosi oppure piegandosi in avanti: questo perché la posizione permette al diametro del canale spinale di aumentare del 10% circa, così che anche la compressione diminuisce. Ecco perché molte persone che soffrono di stenosi del canale lombare possono pedalare in bicicletta per interi chilometri, ma paradossalmente riescono a camminare solo per 10-20 metri. 

lombalgia
crampi alle gambe

Come si giunge a una diagnosi ?

Nonostante le difficoltà descritte, spesso il paziente non offre altri segni particolari in sede di esame obiettivo. È quindi essenziale per la diagnosi ricorrere a una risonanza magnetica del tratto lombare, che consente di rilevare la presenza della patologia ed eventualmente associarla ad altre. Si possono inoltre eseguire:

  • radiografia della colonna vertebrale
  • TAC, soprattutto per analizzare le componenti ossee
  • elettromiografia, per misurare la funzionalità dei nervi
Stenosi del canale lombare
Risonanza magnetica
Stenosi del canale lombare

Stenosi del canale lombare: terapia e intervento

Per affrontare la stenosi del canale lombare con la giusta terapia è come sempre necessario basarsi sulla singola situazione del paziente. Si può optare per una terapia di tipo conservativo così come per un intervento chirurgico. La prima strada è preferibile se i sintomi non sono invalidanti o se fra le cause non vi sono patologie gravi. Il trattamento conservativo comprende cure farmacologiche (con farmaci antinfiammatori-analgesici e miorilassanti), riabilitazione fisica (esercizi per potenziare i muscoli, attività motorie in acqua, stretching e cyclette, terapie manuali, posturali e strumentali) e modifica dello stile di vita (stop al fumo, regolare movimento fisico, controllo del peso). 

Se queste terapie non danno l’esito sperato, la stenosi del canale lombare può essere trattata tramite operazione chirurgica, che prevede l’allargamento del canale spinale attraverso la rimozione del tratto occluso. È possibile eseguirla con differenti metodologie, la cui opportunità viene attentamente valutata del neurochirurgo:

  • laminectomia (approccio bilaterale)
  • emilaminectomia (approccio unilaterale)

Grazie alle tecniche minimamente invasive, è possibile decomprimere il canale senza sottoporre i tessuti a traumi eccessivi, a tutto vantaggio dei tempi di ripresa. Inoltre, negli ultimi anni è stato sperimentato un metodo di decompressione endoscopica, ulteriormente vantaggiosa da questo punto di vista, ma non indicata per tutti i tipi di stenosi.

In seguito all’intervento, si consiglia di intraprendere un percorso di fisiokinesiterapia (FKT), la pratica che in fisioterapia prevede attività di riabilitazione motoria. 

dilatazione ventricolare

Idrocefalo

Con il termine idrocefalo si identifica l’accumulo di liquido cerebrospinale (o liquor) nei ventricoli cerebrali, che di conseguenza aumentano di volume. Il nome della patologia, derivante dal greco, significa letteralmente “acqua nella testa”.

A cosa serve il liquor?

Proprio simile all’acqua è infatti il liquor, all’interno del quale sono immersi cervello e midollo spinale. Questo liquido svolge un ruolo fondamentale e molteplice:

  • protegge midollo e cervello da eventuali traumi
  • porta al cervello sostanze nutrienti ed elimina quelle nocive
  • bilancia le variazioni di pressione intracraniche e intravertebrali
idrocefalo con dilatazione ventricolare

Idrocefalo: le cause

Fra le cause più comuni dell’idrocefalo vi sono: emorragie cerebrali (legate ad aneurismi), tumori al cervello, traumi, meningiti e infezioni, complicazioni emorragiche nel neonato prematuro. Più di rado si può considerare una patologia ereditaria, ma può essere legato a patologie dello sviluppo fetale, come spina bifida ed encefalocele. I soggetti più colpiti sono i bambini (idrocefalo congenito) e gli adulti con più di 60 anni (idrocefalo normoteso)

Idrocefalo e sintomi per fascia d’età

I sintomi dell’idrocefalo variano a seconda dell’età del paziente:

  • neonato: aumento anomalo della circonferenza cranica, tensione e gonfiore della fontanella, cute della testa sottile e tesa con vene prominenti, separazione fra le ossa del cranio, vomito, irritabilità, deviazione dello sguardo verso il basso (segno del sole calante), inappetenza, assopimento
  • bambino: aumento anomalo della circonferenza cranica nel primo anno di vita, cefalea, vomito, nausea, febbre, disturbi della vista (visione doppia e calo), irritabilità, assopimento, perdita di equilibrio e coordinazione, ritardo nella deambulazione e nell’uso della parola, mancanza di concentrazione, disturbi del carattere, perdita delle funzioni sensitive e motorie, crisi epilettiche, inappetenza
  • giovane: cefalea, difficoltà nello svegliarsi e nel restare svegli, mancanza di equilibrio e coordinazione, incontinenza urinaria, disturbi della vista, disturbi cognitivi invalidanti per l’intelletto e le attività lavorative
  • adulto e anziano: disturbi della deambulazione, incontinenza urinaria, trascinamento dei piedi, perdita della memoria, demenza. Quest’ultima dev’essere accuratamente indagata, in quanto è necessario distinguere un sintomo di idrocefalo normoteso da uno di malattia di Alzheimer

Idrocefalo: diagnosi e trattamento

Una visita approfondita del proprio medico di base e un esame neurologico completo sono i primi passi per giungere a una diagnosi certa di idrocefalo. Coerentemente con la fascia d’età del paziente, gli esami strumentali da eseguire sono l’ecografia per il neonato, la risonanza magnetica encefalo per il bambino, TAC o RM encefalo per giovane, adulto e anziano. Il trattamento viene individuato a seconda delle cause dell’idrocefalo, della gravità della patologia e delle condizioni del paziente. Se l’idrocefalo trova origine in un tumore o in una malformazione, si può intervenire direttamente sulla causa. È inoltre possibile drenare il liquido in altra sede, tramite una valvola, appositamente impiantata subito sotto i capelli o dietro l’orecchio, e due cateteri. Questo strumento è costantemente in funzione e deve restare in quel punto per tutta la vita. In alternativa, è possibile eseguire un’operazione di terzo-ventricolostomia: l’intervento, eseguito con l’aiuto di un endoscopio che permette la visualizzazione interna, apre un nuovo passaggio per il liquor sul pavimento del terzo ventricolo.

Guarigione e aspettative di vita

Subito dopo l’eventuale operazione chirurgica, è necessario misurare le funzioni neurologiche, operando un confronto con quelle presenti nel pre-operatorio. In caso di persistenza dei disturbi, si può procedere con una riabilitazione specifica. Se al paziente è stato impiantato lo shunt di drenaggio, è necessario monitorare costantemente il funzionamento della valvola tramite TAC o RM all’encefalo, così come bisogna verificare il posizionamento dei cateteri con radiografia ed ecografia addominale. È essenziale contattare tempestivamente il proprio medico se dovessero presentarsi dolore, rossore, tensione e gonfiore nella zona dov’è stata realizzata l’incisione o lungo il tubo; sonnolenza; irritabilità; febbre; nausea; vomito; cefalea; visione doppia; dolore all’addome; sintomi neurologici già precedentemente sperimentati. In caso di malfunzionamento della valvola, che causa la ripresa dei sintomi da idrocefalo, è possibile ricorrere a una sostituzione, in genere risolutiva. La prognosi è rigorosamente legata a origini dell’idrocefalo, sintomatologia e risposta alla terapia. Di conseguenza, è molto difficile effettuare una previsione per la guarigione del paziente. Elemento di peso in questo percorso è la tempestività, sia nella diagnosi che nel trattamento. Se non trattato, purtroppo l’idrocefalo congenito non dà aspettative di vita elevate: 4 anni circa.