Dott. François LECHANOINE

Neurochirurgo Senior Consultant, specialista in chirurgia Cerebrale, Vertebrale mini invasiva e pediatrica, presso il Maria Cecilia Hospital di Cotignola, il Piccole Figlie Hospital di Parma e la Domus Nova di Ravenna, ospedali di alta specialità, accreditati S.S.N. e convenzionati con la maggior parte dei circuiti assicurativi internazionali.

Segreteria: aperta da Lunedì al Venerdì dalle 09:30 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00

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Studi: Milano, Roma, Napoli, Caserta, Bari, Mola di Bari, Domegge di Cadore, Ravenna, Castrocaro Terme, Fermo.
 

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Artrodesi Cervicale Anteriore e Posteriore

L’artrodesi cervicale o delle vertebre cervicali è una procedura chirurgica che consente di unire le ossa del tratto più alto della colonna vertebrale. È particolarmente indicata quando il paziente soffre di ernia del disco cervicale, mielopatia, stenosi cervicale, spondilosi cervicale, tumori, infezioni, traumi e deformazioni di varia natura.

Come si esegue l’artrodesi delle vertebre cervicali?

Dato che l’intervento si esegue in anestesia generale, nelle ore precedenti il paziente deve seguire accuratamente le indicazioni di digiuno. 

Il neurochirurgo, secondo il problema da trattare, la conformazione della colonna, la zona del rachide cervicale e l’eventuale instabilità, sceglie l’approccio più adatto al paziente: anteriore o posteriore oppure, più raramente, combinato (entrambi). La chirurgia, generalmente, consiste in una fase di decompressione del sistema nervoso ed in un’altra fase di fissazione vertebrale (artrodesi) ed eventuale correzione di deformazione. L’obiettivo a lungo termine è che l’unione delle ossa sia stabile

L’artrodesi cervicale può quindi essere eseguita per via anteriore, dunque dal lato anteriore del collo, e per via posteriore. Entrambe, del resto, hanno pro e contro in eguale misura: se l’artrodesi cervicale per via anteriore consente al neurochirurgo di monitorare efficacemente la compressione radicolare (nervi cervicali) e midollare e porta a un decorso più rapido e confortevole, quella per via posteriore, anche se con tempi di ricovero un po’ più lunghi, implica meno rischi per viscere, vasi sanguigni e nervo laringeo ricorrente. 

Inoltre, per tenere sotto controllo la funzione vescicale e quella nervosa, è possibile applicare al paziente catetere ed elettrodi. 

Discectomia e artrodesi anteriore

Il neurochirurgo esegue un’incisione orizzontale o longitudinale sul collo e procede con una discectomia (asportazione di un disco cervicale). Una volta effettuata la discectomia, apre il canale cervicale e i forami laterali, togliendo gli eventuali osteofiti (becchi di artrosi) e l’eventuale ernia o protrusione discale, permettendo di liberare il midollo spinale e i nervi cervicali. È possibile poi inserire impianti in titanio o non metallici, come cage, placche, plate-cage fissati tramite viti. 

In alternativa all’introduzione di impianti, è quindi possibile prelevare materiale, in genere dalla cresta iliaca o da alcuni elementi vertebrali (processi spinosi e lamine), ed eseguire un innesto osseo. Un’altra soluzione prevede di utilizzare materiale di origine sintetica. 

Durante l’operazione, che in genere dura dai 30 ai 90 minuti per un artrodesi mono-livello, si può intervenire anche su più vertebre. 

Laminectomia e artrodesi posteriore

Il neurochirurgo esegue un’incisione longitudinale dietro al collo, scolla e sposta i muscoli che reggono la testa e procede generalmente ad una laminectomia (asportazione della parte posteriore delle vertebre cervicali), permettendo di aprire la metà posteriore del canale cervicale e quindi di liberare il midollo spinale.

La fase di artrodesi consiste ad avvitare la parte posteriore delle vertebre e di unirle collegando le viti con delle barre di titanio, precedentemente conformate secondo la scelta del chirurgo.

L’intervento, in genere, dura dai 60 minuti alle 4 ore secondo il numero di vertebre su quale intervenire. 

Video esplicativo sulla discectomia e l’artrodesi cervicale anteriore (in inglese)

Video esplicativo sulla laminectomia e l’artrodesi cervicale posteriore (in inglese)

Artrodesi cervicale: rischi e post-operatorio

Subito dopo l’operazione, il paziente deve restare a letto per qualche ora in osservazione e potrà in seguito alzarsi tranquillamente. Nei giorni seguenti, verranno attentamente monitorate la situazione neurologica e la guarigione della ferita, per evitare possibili infezioni. Sarà realizzata una radiografia o una TAC di controllo postoperatorio.

Data la natura dei due approcci di artrodesi cervicale, per via anteriore o posteriore, le possibili complicanze variano in base alla scelta. Dopo un’artrodesi cervicale per via anteriore le complicazioni possono essere danni alle arterie, danni all’esofago, disfonia (disturbo della voce), disfagia (disturbo alla deglutizione)… È inoltre da ricordare che gli impianti metallici possono essere vittime di rotture o malposizionamento e a lungo termine il paziente puo’ sviluppare un “adjacent segment”, un’usura dei segmenti adiacenti.

Come si è accennato, anche artrodesi cervicale e convalescenza si relazionano diversamente a seconda della tecnica usata: quella per via anteriore richiede un ricovero più corto e i tempi di recupero sono più veloci, al contrario di quanto accade per l’artrodesi per via posteriore, che può avere come conseguenza dolori post-operatori più intensi. Dopo un intervento di artrodesi cervicale, la riabilitazione può prevedere che il paziente indossi per pochi giorni un dispositivo di supporto, come un collare cervicale. In altri casi, saranno sufficienti il riposo e l’attenzione a non muovere repentinamente il collo.  

E’ importante rispettare le consegne che vietano di portare carichi o di effettuare sforzi sul rachide cervicale in flessione/ estensione.

La fisioterapia di riabilitazione muscolare è consigliata dopo qualsiasi chirurgia del rachide, generalmente non prima di 4-8 settimane.

Ernia cervicale e cervicobrachialgia

L’ernia del disco cervicale, più comunemente nota anche come ernia al collo, è una patologia benigna, che però può avere conseguenze invalidanti per il paziente. Fra queste, anche la cervicobrachialgia, ovvero un forte dolore che si espande dalla cervicale all’estremità di un arto. È quindi importante conoscere la struttura della nostra colonna vertebrale e i legami fra la patologia e questo disturbo.

Anatomia della colonna vertebrale

La colonna vertebrale (rachide) è divisa in tre zone: cervicale, dorsale e lombo-sacrale. Nella zona del collo, il rachide cervicale è costituito da sette vertebre, dette vertebre cervicali (indicate con sigle da C1 a C7). Queste sono separate dai dischi intervertebrali, il cui nucleo centrale ha consistenza polposa, in quanto composto d’acqua per circa il 90%; il nucleo è a sua volta circondato da un anello fibroso. Tale struttura permette al disco di fungere da ammortizzatore durante i movimenti della colonna vertebrale, che possono così essere fluidi. 

La parte anteriore delle vertebre è formata dai dischi e da un corpo vertebrale, mentre nella parte posteriore sono presenti archi ossei (lamine e spinose) separati da legamenti e due articolazioni intervertebrali a ogni livello.

All’interno della vertebra, attraverso il canale spinale cervicale, passa il midollo spinale, ovvero la struttura nervosa centrale che connette il cervello al resto del corpo: da qui circolano tutte le informazioni che riguardano la funzionalità motoria, la sensibilità e il funzionamento degli organi interni. Dal midollo spinale fuoriescono 16 radici nervose cervicali, equamente divise fra destra e sinistra (da C1 a C8). Un nervo destro e uno sinistro escono da un’apertura presente in ogni spazio intervertebrale (forame intervertebrale), dirigendosi verso i muscoli e la pelle di entrambe le braccia.

Colonna vertebrale cervicale
Radiografia

Cos’è un’ernia del disco cervicale e quali sono le cause?

Fra le cause dell’ernia del disco cervicale, può esservi la naturale usura dei dischi in questa specifica regione della colonna, che avviene con il passare del tempo. Possono inoltre influire posture errate, colpo di frusta, aumento del carico sul rachide, sollecitazioni ripetute e vibrazioni sulla zona interessata, debolezza muscolare o dei legamenti. 

In ogni caso, può risultarne una discopatia: il disco può perdere idratazione, elasticità, spessore. In un disco vertebrale degenerato, se l’anello non si rompe ma si deforma per rispondere allo sporgere del nucleo, si parla di protrusione discale. Se si rompe l’anello fibroso del disco, può fuoriuscire il nucleo polposo, che si dirige verso il canale spinale o i forami: così si manifesta l’ernia del disco. In genere, la sua consistenza è molle, ma può anche essere dura in presenza di calcificazioni e osteofiti (piccoli speroni ossei). Bisogna inoltre distinguere tre tipologie di ernia del disco:

  • contenuta sotto un legamento del canale spinale
  • espulsa nel canale, poiché il nucleo del disco è riuscito a rompere il legamento
  • migrata quando il frammento scende o sale nel canale

Fra le conseguenze di ernia al disco cervicale: la cervicobrachialgia

Un’ernia al collo può non manifestarsi con sintomi precisi, o al contrario può comprimere una radice nervosa e a volte perfino il midollo spinale.

Fra i principali sintomi di ernia al disco cervicale vi è la cervicalgia, un dolore intenso al collo. Quando questo si irradia nella spalla o lungo il braccio e la mano, prende il nome di cervicobrachialgia, vera e propria condizione medica. Si tratta di una sensazione dolorosa solitamente molto forte, caratterizzata dalla percezione di scatti elettrici e formicolii. Il dolore della cervicobrachialgia può anche essere accompagnato da debolezza nelle mani o nelle braccia. Spesso i sintomi si manifestano esattamente in uno o più aree del braccio, ciascuna di competenza di una radice nervosa (da C5 a C8).

Sintomi di ernia del disco cervicale

Se una radice nervosa viene compressa, possono presentarsi la paresi (debolezza) o la paralisi (assenza di movimento) di alcuni muscoli del braccio corrispondente all’area di quel nervo. Fra gli altri sintomi di ernia del disco cervicale si possono quindi comprendere anche mal di testa o impressione di vertigini.

Se invece è il midollo spinale a essere compresso dall’ernia, può svilupparsi una mielopatia cervicale, con debolezza in tutti gli arti (quindi sia superiori che inferiori), disturbi urinari e disfunzioni sessuali.

La diagnosi di ernia del disco cervicale

In presenza di cervicobrachialgia, l’esame clinico del neurochirurgo consente di risalire alla possibile localizzazione della compressione. Si rivelano poi essenziali gli esami strumentali.

L’esame più efficace per giungere a una diagnosi di ernia del disco cervicale è la Risonanza Magnetica cervicale, attraverso cui è possibile analizzare lo stato del disco, vedere con chiarezza il midollo, le radici nervose e i legamenti, e riconoscere con precisione l’ernia.

Tramite TAC cervicale è invece possibile visualizzare ancora più dettagliatamente le vertebre e i becchi artrosici.

Per studiare le ossa e il posizionamento della colonna, si esegue una Radiografia con il paziente in piedi. Per esaminare il movimento della colonna, si può anche ricorrere a radiografie dinamiche

Con l’Elettromiografia (EMG) si registra l’attività elettrica dei vari muscoli del braccio, alla ricerca di una o più zone di sofferenza legate alla compressione delle radici nervose. 

I Potenziali Evocati Somato-Sensitivi (PESS) o Motori (PEM) registrano invece l’attività elettrica motoria e sensitiva attraverso il midollo spinale.

Ernia del disco cervicale C3C4 (RM)
Ernia del disco cervicale C5C6 (RM)

Ernia del disco cervicale: quando operare?

Non è detto che per un’ernia del disco cervicale la giusta terapia sia l’intervento chirurgico. È lo specialista, una volta studiata a fondo la patologia nel paziente, a valutare il percorso di trattamento corretto. Se non si manifestano sintomi gravi, come paresi o paralisi, o i segni di una compressione del midollo spinale, si consiglia di seguire prima di tutto una terapia farmacologica e/o fisioterapeutica. Circa l’80% dei pazienti con cervicobrachialgia tra giovamento dall’assunzione di farmaci antidolorifici, antiinfiammatori e steroidei, o addirittura vede la sintomatologia risolversi spontaneamente.  Ecco perché, in concomitanza con una terapia antalgica (di gestione del dolore), il neurochirurgo attende in genere un mese o due dai primi sintomi prima di proporre un intervento chirurgico. Questo può rendersi urgente in caso di paralisi o di mielopatia. Se queste manifestazioni più serie sono assenti, ma il dolore è tenace e impatta sulla qualità della vita, si può valutare l’opportunità di un intervento di discectomia e artrodesi cervicale o di artroplastica cervicale.

Video esplicativo sull’ernia del disco cervicale (in Inglese)

Video esplicativo sulla radicolopatia cervicale (in Inglese)